personali | 26/02/2008 19.16 colpita al cuore da Taranto
Dissesto, inquinamento, sfregio, degrado, speculazione, disoccupazione, fuga.
Queste le parole che ho sempre associato a Taranto, senza esserci mai stata.
Spinta dall'amore per un'amica, mi sono avventurata in quello che credevo un vicolo cieco lurido, un cul de sac italico.
E questo è stato probabilmente il motivo per cui la bellezza che ho trovato mi ha colpito al cuore.
Intendiamoci, una bellezza mischiata alla disperazione, "un po' come a Varanasi", suggerisce la mia amica Ada. Con la differenza che che in India scopri nuove dimensioni devozionali, a Taranto ti incazzi.
Mi hanno fulminato le bellezze esposte al museo archeologico. Avevo le lacrime agli occhi, mentre mi aggiravo nella penombra delle sale frequentate solo dai valletti, guardando le vetrine cariche di tesori. L'umanità ha toccato i vertici della raffinatezza sul golfo di Taranto, circa 2.500 anni fa.
Mi è caduta la mandibola quando Ada mi ha accompagnato, in una domenica di tramontana, nei vicoli deserti di Taranto vecchia.
La stessa luce cristallina di Cadiz, a illuminare un fascinoso groviglio medievale di strade, come potrebbe apparire dopo un bombardamento.
La vita di ogni giorno si affianca a palazzi sventrati, puntellati con sistemi anch'essi arcaici. Si fa meno di quel che si può per impedire che tutto cada.
Ma se su tante cose i Tarantini chiudono anche due occhi, c'è una cosa su cui non transigono e quella cosa si chiama CIBO.
Il livello medio della freschezza e del gusto, nelle materie prime anche più semplici, è elevatissimo.
Frutto evidente di una battaglia intransigente nella quale il palato e il portafoglio degli abitanti non sono disposti a scendere a patti. Nessun degrado è penetrato in questo settore.
E non parlo di ricercatezze: ho avuto delle piccole estasi di degustazione al bar sotto casa, nella rosticceria all'angolo, al mercato rionale. Una qualità che a Bologna verrebbe pagata a peso d'oro e forse, non verrebbe nemmeno più apprezzata.
Ieri, in un caffè di Milano fissavo sconsolata la vetrina delle brioches standard, rinvenute al microonde ancora surgelate. Ho sorriso fra me e me, visualizzando un tarantino che la usava come boomerang in direzione del barista.
TT: Taranto, luce, lacrime, gusto, cuore, vento by: melina | lascia un commento | permalink | | personali | 26/02/2008 16.25 Il tempo di una foto Stigmatizzare il comportamento dei vigili urbani è un luogo comune consumato ed evitabile, ma questa è troppo bella.
Sentite: attraverso a piedi piazza Maggiore verso le 9,30.
Un gruppo di giapponesi in gita attende che un compagno di viaggio scatti la sua foto-ricordo al palazzo comunale.
Il turista sta utilizzando una grossa reflex, con tanto di trepiedi, e questo non è ammissibbole!
Infatti interviene prontamente una coppia di vigili urbani che blocca l’incauto fotoamatore nipponico.
A gesti gli spiegano: foto sì, ma solo se macchina tenuta con manine. Appoggiare cavalletto su piazza, no buono! Se vuoi tu sollevare cavalletto ma non toccare suolo.
I giapponesi seguono la scena e increduli guardano alternativamente il pavimento della piazza e il trepiedi.
Nelle loro teste avranno codificato “pavimento antico = molto flagile”.
A me, bolognese, sono rimaste un paio di domande in testa.
Per scattare una foto ci vorranno al massimo 3 minuti: l’occupazione di 30 cm2 del suolo pubblico non poteva essere tollerata?
E poi, un’applicazione così pedante delle norme, non ci espone al ridicolo di fronte ai pochi stranieri che visitano la nostra città? Avranno fatto un’analogia con la Corea del Nord...
TT: giapponesi, piazza Maggiore, vigili, foto, cavalletto by: melina | lascia un commento | permalink | | personali | 16/01/2008 0.10 Cronache dalla milonga_1 E' solo un circolo ARCI e si trova pure in uno dei quartieri più marginali della città, ma non chiamarla balera: è una MILONGA!
Richiama coppie di appassionati del tango da tutto il centro e nord Italia perché, inspiegabilmente, è considerato il punto della pianura padana che più si avvicina a Sant'Elmo, mitico quartiere di Buenos Aires.
Nino ed io ci torniamo lo scorso venerdì, dopo anni di assenza (per me, ballerina discontinua: lui ci va ogni settimana).
Ecco, già dall'affollamento del parcheggio potremmo intuire che, dentro, un coacervo di coppie stanno pogando senza costrutto, con l'aggravante dei tacchi.
In ogni caso la motivazione è alta e abbandoniamo l'auto nelle nebbie notturne del Pilastro. Entriamo.
Primo problema: trovare un punto d'appoggio per cambiarmi le scarpe, togliermi i calzettoni di lana multipli e trasmormarmi in una variante credibile di milonghera.
Nino mi cede cavallerescamente l'unica sedia libera del locale.
Incredibbole. Vengo subito invitata alle danze.
La prima tanda è con Emilio (ti stai chiedendo cos'è la tanda? si tratta di una successione di 4 o 5 balli, intervallati da una pausa musicale eterogenea che consente alle coppie di sciogliersi e tornare al via con altri partner).
Con Emilio ho un debito di riconoscenza: mi ha fatto ballare quando ero ancora un pezzo di legno, insomma è stato il mio Geppetto.
ULTIMO TANGO A ZAGAROLO.
Potrebbe essere il titolo di questa tanda.
E' davvero incredibile la somiglianza fra Emilio e Franco Franchi.
Stessa tipologia (umana),
stesso accento (siciliano),
stesso grado di romanticismo (0).
Ti do un esempio.
Quando strofina la scarpa sul mio polpaccio, mi guarda con due occhioni che dicono 'Che ci vuoi fare, è la figura che lo prevede...'. Deve averla presa da un repertorio agli albori del XX secolo 'sta figura.
Nonostante Emilio sia un ballerino esperto, a più riprese finiamo per incastrarci in altre coppie che prillano e frullano, come noi, sulla pista.
Risultato? Il ritmo della danza viene sbriciolato e non si riesce a ricavarne il benché minimo piacere.
Questo è ciò che accade quando vai a ballare il venerdì sera! Devo ricordarmelo.
Ogni volta che un brano finisce, ci troviamo lambiti sui quattro lati dai corpi dei nostri vicini (e NON è una cosa piacevole, come potrebbe sembrare).
Ad un certo punto sento sul mio braccio nudo come un pelo di martora, ma mi accorgo che, più prosaicamente, sto sfiorando il derma villoso di un ballerino. Però, grazie alla penombra della sala, i suoi peli appaiono come un'aura energetica che vira all'arancio. Mica male come effetto per incantare le pupe...
Emilio non può accorgersi di niente, impegnato com'è in due sforzi uguali e contrari:
- evitare collisioni invalidanti
- interpretare con nuovi, mirabolanti passi il pathos di un brano degli anni '40.
Tenta a più riprese ganci doppi e tripli che io non riesco minimamente ad eseguire (cos'è un gancio? la prossima volta te lo faccio vedere).
Ma è una persona gentile e io torno ad appoggiare la fronte alla sua guancia, che ha il profumo rassicurante della magnesia bisurata aromatic.
TT: milonga, tango, pianura padana by: melina | mostra commenti (4) | permalink | | personali | 05/12/2007 07.47 Crisi dei valori Ieri sera mio figlio mi ha chiesto perché non abbiamo il calendario dell'avvento dei Gormiti.
TT: gormiti, calendario, avvento, idee confuse by: filter | lascia un commento | permalink | | personali | 21/06/2005 21.56 Ho di nuovo l'ADSLNon riesco quasi a crederci, dopo alcuni mesi di tribolazioni (la richiesta a Telecom è del 15 marzo scorso) mi hanno finalmente riattivato l'ADSL. Un giorno forse scriverò tutta la storia... by: filter | lascia un commento | permalink | | personali | 15/06/2005 9.34 Raccolta differenziataIl lunedì raccolgono il rifiuto organico, il martedì quello generico. Il mercoledì la plastica e la settimana successiva la carta. Poi il giovedì ancora l'organico e il venerdì nuovamente il generico. Per il vetro e le lattine d'alluminio c'è la campana verde in fondo alla strada. Per le pile, i farmaci, gli olii vari e i solventi devi andare nei centri di raccolta. Per i rifiuti ingombranti c'è da chiamare l'azienda municipale e prendere appuntamento, per il cartone e gli sfalci del giardino si deve portare tutto in discarica. La plastica va nel sacchettone giallo, la carta nel sacchettone azzurro, il rifiuto organico va nel sacchettino bianchiccio e gelatinoso, da riporre poi nel secchielletto marrone distribuito dal comune. Peccato che il sacchettino bianco e gelatinoso sia troppo piccolo per il secchielletto marrone, per riuscire ad infilarlo bisogna massaggiarlo per 20 minuti approfittando della cedevolezza gelatinosa per ottenere un all'argamento della bocca del sacchetto adeguata al fissaggio sul secchielletto. Se lo lavori troppo si rompe, e allora devi ricominciare con un altro sacchetto. Il rifiuto generico lo puoi mettere nella busta che ti pare, il vetro e l'alluminio non si sa, non ci sono istruzioni su come raccoglierlo prima di infilarlo nella campana verde. Per il rifiuto generico c'è in dotazione il bidone condominiale grigio, per quello organico quello marrone. Nello stand del comune, alla festa del paese, si sono visti anche il bidone condominiale giallo per la plastica e quello azzurro per la carta. Però non sono stati distribuiti, quindi i sacchi in attesa di ritito te li metti dove ti pare, basta che non rompano le scatole. I bidoni e i sacchi vanno conservati all'interno del condominio fino al giorno della raccolta, allora li metti fuori e gli addetti passano alla mattina verso le 4 per evitare il linciaggio da parte dei condomini. Se scopro che poi finisce tutto assieme in discarica giuro che faccio una strage! by: filter | lascia un commento | permalink | |
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