uh! | 18/11/2005 13.42 Uh!Capitolo VI - Il sesso La maggior parte delle donne pensa che gli uomini abbiano in mente solo il sesso. La maggior parte delle donne ha ragione. Il fatto è che gli uomini proprio non possono fare a meno di pensare al sesso, è una specie di condanna a vita. Tutto comincia nella prima infanzia quando il Secondo Neurone galleggia nella scatola cranica semiassopito. In assenza di un adeguato livello di testosterone fa fatica a focalizzare il suo vero scopo, quindi concentra le sue energie sulla figura femminile più facilmente disponibile: la mamma. I bambini infatti adorano la mamma e per lungo tempo rimangono convinti che non possa esistere al mondo un'altra donna tanto bella, buona, saggia e servizievole. Questa fase dovrebbe avere termine con l’arrivo dell’adolescenza, anche se sempre più spesso assistiamo a quello che in termine tecnico viene definito “grippaggio del Secondo Neurone”. La meccanica del fenomeno è facile da chiarire: il bambino ama la mamma e la mamma ama il bambino. Entrambi hanno quindi la straordinaria possibilità di vivere un amore assoluto e completamente corrisposto (e quando ricapita più?). Rapito da questa condizione di benessere il Secondo Neurone si grippa e si rifiuta di evolversi in un Secondo Neurone adulto. Il bambino in seguito diventa uomo, ma continua ad amare la mamma per tutta la vita, evitando di prendere seriamente in considerazione altre figure femminili e di imparare a stirare le camicie (qualcuno sostiene che siano proprio le camicie la causa di tutto, notando come nelle popolazioni della Polinesia e della Micronesia, in cui la camicia è rimasta sconosciuta per secoli, il fenomeno del “mammismo” abbia un’incidenza percentuale vicina allo zero). Avvertenza per le lettrici: se doveste avere il sospetto di esservi accompagnate con un uomo “grippato” sappiate che non ci sono speranze di guarigione, lasciatelo ora o soffrite per sempre. Con la pubertà scoppia nel corpo dell’uomo una vera tempesta ormonale. Il Secondo Neurone si desta dal suo letargo trasformandosi in un vero vulcano di forze primordiali senza controllo. Ora è finalmente consapevole del suo scopo: “Io vuole doooooooona” urla nella testa di ogni uomo sessualmente maturo e questo grido, nei momenti di massima intensità, sovrasta ogni altra attività cerebrale, annichilisce la logica e ottunde il buon senso. Il Secondo Neurone è stato equipaggiato da Dio con il sofisticatissimo sistema A.M.F.D. (Archivio Modelli Femminili Desiderabili). Si tratta di un database molto vasto contenente una rassegna di immagini, forme e misure delle donne che è saggio e opportuno desiderare. La quantità e la qualità dei dati contenuti nell’A.M.D.F. è davvero impressionante. Per capire cosa intendo può aiutarvi sapere che nel 1953 un certo Hugh M. Hefner, di Chicago, trovò il modo di estrarre i dati del sistema A.M.F.D dal cervello del suo amico Ruben Kazinsky (l’amico subì danni permanenti e in seguito non riuscì a combinare gran che nella vita … insomma, non provate a rifare l’esperimento). Il buon Hefner invece, ispirato dal materiale estratto, fondò Playboy (e l’annesso impero editoriale). Pensate che ancora oggi i paginoni centrali della rivista vengono realizzati utilizzando il materiale estratto da quell’unico A.M.D.F. e pare che ce ne sia a sufficienza per altri 25 anni di pubblicazioni. Ora sapete cosa sogna un uomo quando immagina una donna, e sapete anche perché non incontrate mai in giro una vera coniglietta di Playboy: sono finte, nella realtà non esistono, sono tutte uscite dalla testa del povero Ruben Kazinsky. Così ogni uomo sogna per tutta la vita donne che molto difficilmente potrà avere. Le sogna da ragazzo e le sogna da vecchio, sempre quelle, sempre splendide, giovani e fresche, sì anche quando ha 90 anni continua a sognarle così. Suona un po’ come una condanna, non è vero? Infatti lo è. Ogni uomo è schiavo dei desideri del suo Secondo Neurone e non può fare molto per cambiare le cose. Interiorizzate questo concetto e sarete davvero a buon punto nella comprensione del genere maschile, ma soprattutto, evitate di cadere là dove la maggior parte delle donne cade. E cioè, non confondete mai, mai per nessuna ragione, mai in nessun momento: il sesso con l’amore. Tra le due cose esiste in effetti una relazione, ma non è quella che pensate voi. Lo vedremo meglio tra un paio di capitoli. Capitolo precedente
by: filter | mostra commenti (2) | permalink | | uh! | 09/10/2005 15.32 Uh!Capitolo V - Il primo incontro I lettori più attenti avranno forse notato che in soli 3 capitoli (la prefazione non conta, è cortissima e non c’è scritto quasi niente) ho fornito una nuova chiave di lettura dell’essenza dell’uomo, riscritto la Genesi, risolto l’annoso conflitto tra evoluzionisti e creazionisti e svelato alcuni dei più enigmatici misteri della storia delle civiltà. Se anche dovessi fermarmi qui non potreste certo dichiararvi delusi, o chiedere indietro i soldi del biglietto. Freud però diceva sempre (o era Yung?) che conoscere la natura di un problema è ben diverso dal sapere come risolverlo. Prendere atto del fatto che gli uomini hanno tre neuroni è relativamente facile. Molto più difficile è trarre da questa conoscenza un vantaggio spendibile nella vita di ogni giorno. Insomma, sento il dovere di aggiungere alla mia opera alcuni capitoli che affrontino l’applicazione pratica delle teorie esposte. Comincio dall’analisi di quello che è il momento chiave in ogni relazione di coppia: il primo incontro. Di solito lui adocchia lei, la guarda con insistenza, uno sguardo intenso che sembra scandagliare corpo e anima. Negli occhi lui ha un’espressione strana che lei coglie subito, anche se non l’ha mai vista prima in nessun altro uomo. Poi lui si avvicina, ha capito che lei è quella giusta e passa all’azione, la invita a cena. Sì, di solito il primo passo è questo: l’invito a cena. Lei allora pensa “Gli piaccio. Sì, gli piaccio un casino. Si vede. Cerca un momento di intimità per conoscemi meglio. Vuole scoprirmi, vuole capirmi. Vuole mettere il primo mattone di quella costruzione fantastica ed entusiasmante che è il progetto di coppia. Una cena insieme, che cosa romantica. Come dice il profeta, ci riempiremo vicendevolmente i calici curando che ognuno beva dal suo. Che cosa meravigliosa. E se dovessi deluderlo? E se dovesse deludermi? Quello sguardo nei suoi occhi sarà davvero amore? Ma sì, sì, sì, certo che sì. Cos’altro potrebbe essere se non amore?” E' FAME, PORCA PALETTA. FAME. ALLORA NON HAI LETTO IL CAPITOLO 4. Lui ha fame! Ti ha invitata a cena perché ha fame e se ha fame c’è posto per pochissimo altro nel suo cervello (cfr. Prima Legge dei Tre Neuroni). E’ così che nascono gli equivoci che rendono difficile la vita di coppia. E’ per questo che da millenni tenere assieme uno straccio di matrimonio è un’impresa che neanche scalare l’Everest. Le donne si ostinano a credere che gli uomini pensino come loro. Che dietro i comportamenti maschili scorrano pensieri complessi, motivazioni articolate, energie sottili e sofisticate. E invece no. Lui ha fame e basta. Lui ha tre neuroni, cosa vuoi che articoli, quali sofisticazioni vuoi che nasconda? Più esattamente, lui ti ha invitata a cena perché nel suo Primo Neurone è conservata l’impronta arcaica del primo incontro tra Adamo ed Eva. Devi solo ringraziare il Secondo Neurone e i millenni di condizionamento culturale che fanno sì che dopo averti invitata lui eviti di mangiarti (perché pare brutto). Devi rallegrarti del fatto che lui si limiti a cenare assieme a te piuttosto che CON te. Ma il significato della cena per un uomo è prima di tutto, e soprattutto, mangiare. L’insegnamento pratico che dobbiamo trarre da tutto questo è semplice: Corollario alla Prima Legge dei Tre Neuroni L’alimentazione del maschio è un elemento fondante di una sana e soddisfacente vita di coppia. Tutto il resto, viene dopo. Capitolo precedente
by: filter | lascia un commento | permalink | | uh! | 29/09/2005 15.36 Uh!Capitolo IV - Gli uomini hanno tre neuroni Se state leggendo queste righe significa che vi sentite abbastanza forti da affrontare la verità, e come diceva Carlo Marx, la verità è rivoluzionaria (non sono proprio sicuro che fosse Marx a dirlo, ma mi sembra credibile come citazione). Ecco la verità nella sua sconcertante semplicità: gli uomini hanno tre neuroni. Dei primi due, concepiti e creati direttamente da Dio, vi ho già parlato. Il Primo Neurone è quello dominante, il più potente e primordiale. La sua funzione è sintetizzata in quella che possiamo chiamare Prima Legge dei Tre Neuroni Ogni uomo non può essere felice se non ha la pancia piena. Il Secondo Neurone, è irrimediabilmente subordinato al primo. Non è infatti in grado di svolgere in modo completo la sua attività se il primo neurone non è sufficientemente appagato. La sua essenza è riassunta dalla Seconda Legge dei Tre Neuroni Ogni uomo con la pancia piena, non può essere felice se non ha una donna con cui fare sesso. Il Terzo Neurone non è stato creato da Dio, ma è frutto di una spontanea evoluzione genetica del genere maschile. Sul perché si sia sviluppato non ho certezze, probabilmente si tratta di una delle tante bizzarrie di un creato lasciato ad evolversi senza la supervisione del suo Creatore. Comunque sia, un bel giorno, gli uomini si ritrovarono con questo neurone supplementare. I nuovi individui ‘superdotati’ capirono subito che questo scatto evolutivo rappresentava una grande opportunità. Un neurone in più poteva voler dire molte cose, sì ma quali? Come si poteva impiegare questo formidabile accessorio che avvicinava l’uomo, seppur di poco, all’inarrivabile complessità della donna? La verità è che, superato il primo entusiasmo, del Terzo Neurone, nessun uomo sapeva cosa farsene. Col passare delle generazioni e il diffondersi del Terzo Neurone nella popolazione maschile, il problema del suo utilizzo divenne via via più pressante. E’ molto probabile, e confermato da innumerevoli fonti documentali, che ci sia stato un periodo della preistoria in cui il problema del terzo neurone divenne una vera ossessione dell’umanità. Poi successe qualcosa, un uomo, nel cortile di casa, cominciò ad ammonticchiare sassolini. Non c’era una buona ragione per farlo, ma dopo aver cenato ed essersi giaciuto con la sua donna, era piacevole starsene là, nella brezza della sera, ad erigere piccole montagnette di sassolini. Quell’uomo aveva trovato uno scopo al proprio neurone aggiuntivo: aveva inventato un hobby. Con il nome di stoning (avevano provato a chiamarlo sassolaggio, ma non suonava affatto figo) l’ammonticchiare sassolini divenne subito una delle attività più trendy del momento. Le donne guardavano i propri uomini chini su quelle ridicole montagnette con quell’aria materna e compassionevole con cui spesso le donne guardano gli uomini anche per tutto il resto della giornata. Pensavano che, in fondo, non ci fosse niente di male nell’ammonticchiare sassolini. Cominciarono a ricredersi quando lo stoning cominciò a dilagare fino ad esplodere in manifestazioni sinistre e incotrollate. In Egitto si cominciarono a costruire montagne di sassolini sempre più alte, con sassi sempre più grandi che presto divennero veri e propri mattoni e infine blocchi di pietra di dimensioni enormi. In effetti è questa l’origine misteriosa delle piramidi, anche se nessun archeologo sarà mai disposto ad ammettere l’evidenza della cosa. Lo stoning si diffuse in tutte le terre abitate ramificandosi in scuole e varianti dettate dalle differenze culturali e attitudinali delle varie popolazioni. I cinesi, per esempio, elaborarono una versione che prediligeva la costruzione di muretti, piuttosto che di collinette. Di muretto in muretto, finirono per costruire la Grande Muraglia, ancora oggi uno dei pochi manufatti umani visibile dallo spazio. Nell’Europa del nord, invece, si sviluppò una variante megalitic considerata very cool e anche lievemente radical snob. Consisteva nell’utilizzare sempre meno sassolini, ma di dimensioni sempre più grandi, issati a formare portali, cerchi runici, ecc. A quel punto era chiaro che la situazione era sfuggita di mano a tutti. Ad Atlantide cominciarono ad importare sassi via nave per costruire una torre di sassi gigantesca, centinaia di migliaia di uomini lavorarono tutti assieme nel tempo libero riuscendo a costruire una struttura alta quatto chilometri. Il progetto prevedeva di arrivare a ben sei chilometri d’altezza, ma l’isola non resse il peso e si inabissò nell’oceano. Un’ecatombe. Qualcuno doveva trovare il modo di fermare queste follie. Bisognava riuscire a fornire al Terzo Neurone uno scopo meno devastante. Si doveva sostituire l’oscena ossessione per le pietre con qualcosa di più innocuo. Come anche altre volte accadde nel corso della storia umana, furono le donne a salvare il mondo. Produssero un’idea tanto rivoluzionaria quanto geniale, così potente da assorbire tutte energie del Terzo Neurone in un buon 95% della popolazione maschile e quei pochi che sfuggivano alla regola erano così numericamente esigui da non rappresentare più un pericolo. Le donne, insomma, inventarono la cura per il male che rischiava di distruggere la civiltà e compromettere la stessa presenza della razza umana sul pianeta: inventarono la Gazzetta dello Sport (avevate notato che è rosa?). Terza Legge dei Tre Neuroni Un uomo con la pancia piena e appagato sessualmente non può essere felice se non gli avete fatto l’abbonamento a Sky Sport. Capitolo precedente
by: filter | lascia un commento | permalink | | uh! | 21/09/2005 15.40 Uh!Capitolo III - Prefazione
Non cominciate subito a sollevare obiezioni. Sì, ho messo la prefazione dopo i primi due capitoli, e allora? Se l'avessi messa all'inizio l'avreste saltata (io facci quasi sempre così) e invece bisogna assolutamente leggerla prima avventurarsi oltre. Aprite bene le orecchie, gli occhi… insomma leggete con attenzione. Questa piccola opera è scritta per le donne, gli uomini possono leggerla, ma non risulterà loro utile in alcun modo. Non cambierà niente nella loro vita e nel loro modo di percepire il mondo perché ogni uomo, in fondo, sa già come stanno veramente le cose.
Le donne invece devono comprendere, prima di passare ai prossimi capitoli, che quest'opera può cambiare per sempre il loro punto di vista sul genere maschile. Questo cambiamento può rappresentare un’importante opportunità di crescita personale, di comprensione del senso della vita. La consapevolezza fornita da queste pagine può rivelarsi in futuro un formidabile strumento di governo dell'altro sesso, addirittura trasformarsi nel vero segreto della felicità. Al contempo, può minare in modo irrimediabile le fondamenta su cui ognuna ha costruito la propria esistenza fino ad oggi. In parole povere, se non siete pronte a rimettere in discussione tutto quello che avete sempre pensato a proposito degli uomini, se tremate al pensiero di scoprire la vera natura di vostro marito (fidanzato/amante/convivente), se vi siete affezionate alle vostre aspettative romantiche ABBANDONATE ORA LA LETTURA, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI. Capitolo precedente
by: filter | mostra commenti (2) | permalink | | uh! | 15/09/2005 15.39 Uh!Capitolo II - Il secondo neurone Dio era arrabbiato. Oddio (si può dire oddio mentre si parla di Dio?) arrabbiato forse non è il termine che rende meglio l’idea. Era infuriato, offeso, adirato, deluso, depresso, demotivato e accusava anche i primi sintomi di un’incipiente colite spastica. Nessuno sa perché invece di incenerire tutto e passare ad altro decise di perseverare. Fatto sta che Dio perdonò Adamo, ma decise di smontarlo per fare qualche modifica. L’esperienza accumulata con la creazione di Eva gli avrebbe permesso di installare ad Adamo un cervello molto sofisticato, ma Dio, si sa, è un tipo pragmatico: “quello che non c’è non si rompe” pensò tra sé e sé. (Bisogna riconoscere che non avrebbe potuto pensare questa cosa tra sé e qualcun altro perché Eva era stata mangiata e Adamo giaceva a pezzetti sul suo tavolo da lavoro. Insomma, c’era rimasto solo Lui nell’universo. Nonostante questo, dopo milioni di anni, un certo Henry Ford se ne uscì con una frase del tutto simile: non è incredibile?) Ma torniamo ad Adamo. Dio decise di installargli un secondo neurone il cui unico scopo era di far sì che desiderasse Eva. Non come cibo, ma come oggetto sessuale. Dio aveva ragionato a lungo sulla cosa. In principio aveva pensato che sarebbe stato meglio creare tra l’uomo e la donna un legame basato su sentimenti nobili come l’amore, il rispetto, l’amicizia, la solidarietà reciproca, il mutuo da pagare ecc. Per fare questo avrebbe dovuto costruire per Adamo un cervello complesso e raffinato, ciò avrebbe creato ritardi, complicazioni, aumento del budget... Aveva già perso troppo tempo, ora voleva vedere dei risultati, li voleva vedere subito. Sognava un mondo pieno di marmocchi sgambettanti. Molto meglio limitarsi alle cose essenziali: l’attrazione sessuale. Per quella un neurone era più che sufficiente. Fu così che Adamo ebbe il suo secondo neurone. Dio lo osservò per un po’: cacciava, mangiava, dormiva (male), cacciava, mangiava, dormiva (agitato), cacciava, mangiava, dormiva (e smaniava), quando cominciò a disegnare donne nude sulle pareti delle grotte invece dei soliti bisonti Dio capì che il secondo neurone funzionava alla perfezione. Ora poteva pensare alla costruzione di una nuova Eva. Procedette usando gli schemi tecnici della prima, gli stessi componenti raffinati, ma sapete com’è… Tu fai una cosa una volta e ti riesce perfetta. Poi questa cosa va perduta e ti tocca rifarla da capo: beh non è più lo stesso. La magia si guasta, la concentrazione si affievolisce, si perde quel non so che. Non si può biasimarlo più di tanto se la seconda Eva venne creata con un po’ meno attenzione, con uno slancio ridotto, senza troppa ispirazione. Insomma, da vedere era bella come la prima, ma fin da subito si capì che quell’equilibrio sublime che animava la prima, in questo modello dava segni d’instabilità. “Io volevo essere bionda!” disse Eva stizzosamente appena aprì gli occhi. Dio, che è amore, e non riesce a negare nulla alle sue creature, le carezzò benevolmente i capelli e questi diventarono di un meraviglioso biondo dorato. Eva si specchiò in uno stagno rimirando la sua immagine incorniciata da splendide ninfee.: “Stavo meglio prima!”. In quel mentre, giunse Adamo ansimante e intento in una battuta di caccia. Istantaneamente arrestò la sua corsa rimanendo folgorato dalla visione di Eva. Dio osservava con apprensione, temeva si ripetesse la scena disgustosa dell’incontro precedente. Adamo sollevò la sua lancia verso il cielo. Reggendola con entrambe le mani danzò e cantò lodando il suo Signore per questo dono tanto atteso. Le lacrime ancora una volta gli rigarono le guance e sembrò non trovare mezzi sufficienti per esprimere la sua gioia. Poi si fermò di colpo. Getto la lancia da una parte e dalla sua gola si levò un urlo gutturale e selvaggio: “Uh, dooooooonaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!”. Poi si lanciò su Eva e la fece sua. Dio era felice, gli uccelli cantavano, la natura era rigogliosa, il sole scaldava il creato. Insomma, questa volta sembrava proprio che tutto andasse per il meglio. Poi successe qualcosa di completamente imprevisto. Dio fu chiamato al telefono, dopo la telefonata disse: “esco un attimo, ma torno subito”.
Da allora non si è fatto più vedere. capitolo precedente
by: filter | mostra commenti (1) | permalink | | uh! | 13/09/2005 11.35 Uh!Capitolo I - Il primo neurone In principio Dio creò Adamo e vide che era cosa buona (per millenni teologi e filosofi si sono chiesti se Dio ci vedesse bene, ma questa è un’altra storia). Adamo gli era venuto proprio benino, aveva tutte le sue cosette nei posti giusti, correva, saltava, dormiva. Dio era soddisfatto ed era impaziente di capire se sarebbe riuscito a cavarsela nel mondo che aveva creato per lui. Lo aveva dotato di un grosso neurone incastrato al centro della scatola cranica. Il neurone, oltre a sovrintendere tutte le principali funzioni fisiologiche aveva il compito di generare l’istinto di sopravvivenza e le capacità necessarie a procurarsi il cibo. Alla sera del primo giorno Dio regalò ad Adamo una gallina. Allora Adamo disse: “Uh, pollllo” e si gettò sull’animale divorandolo vivo e con tutte le penne. Dio osservò la scena lievemente perplesso, si gratto la barba e decise di aggiungere qualche dotazione software alla sua creatura diletta. E così fece, corredando il mononeuronale Adamo di una libreria di istruzioni supplementari del tipo: “guarda che se spenni la gallina prima di mangiarla la digerisci meglio” oppure “è molto meglio se prima di ficcartela in gola la uccidi” o anche “mastica sempre 32 volte prima di inghiottire”, insomma tutte cosette utili che molto tempo dopo diedero origine al moderno Galateo. Dio era mortalmente annoiato, capì che ci voleva di più. Capì che se oltre ad Adamo ci fossero stati altri uomini la cosa si sarebbe fatta più divertente. Capì anche che non poteva passare tutto il suo tempo a fabbricare uomini e che bisognava escogitare qualcosa in modo che gli uomini si facessero da soli: capì che doveva creare la donna. Che idea la donna. Un progetto così ambizioso risvegliò in un istante il suo entusiasmo. Fabbricare la donna non era come fabbricare Adamo, si trattava di progettare un essere in grado di creare la vita, quindi qualcosa di molto simile a un Dio. Questa sì che era una sfida avvincente. Dio si mise subito al lavoro, ma per arrivare al modello definitivo ci mise un sacco di tempo. I problemi più grossi li ebbe con la miniaturizzazione dei componenti, ma alla fine nello stesso spazio in cui in Adamo aveva alloggiato un neurone, riuscì a farne entrare alcuni miliardi. Quel giorno Dio finì la donna e la chiamò Eva. Eva era una creatura sublime, un oggetto infinitamente complesso, intriso di sfumature ed equilibri virtuosistici. Per creare quell’essere Dio aveva incanalato decine di differenti flussi e tensioni energetiche che si compensavano tra loro con precisione inimmaginabile. Solo da quel groviglio di forze primordiali sapientemente orchestrate poteva infatti compiersi il miracolo della nascita di una nuova vita.
Dio era così felice che aveva le lacrime agli occhi. Sollevò Eva e la osservò alla luce delle stelle, poi l’avvicinò al sole per guardarla nei più intimi particolari. Era perfetta, assolutamente perfetta in ogni dettaglio, in ogni sfumatura della pelle, in ogni ciocca di capelli, dalle ciglia alla punta delle dita dei piedi. Pieno di orgoglio ed di emozione Dio chiamò Adamo proprio all’alba di un nuovo giorno. Depose Eva davanti a lui al centro di un prato di erba tenera e verde, voleva che lo scintillio della rugiada la rendesse ancora più meravigliosa di quanto già non fosse.Allora Adamo aprì gli occhi, li richiuse e li strofinò con forza. Certo non poteva credere a ciò che vedeva. I raggi dell’alba incoronavano Eva di una luce soprannaturale. Quell’aura danzava morbidamente sulla pelle dei fianchi e dei seni, i capelli sembravano una magica criniera di seta appena scompigliata dalla brezza gentile del mattino. Gli occhi di Adamo erano ora imperlati di lacrime, come lo erano stati quelli di Dio stesso al cospetto di un così folgorante spettacolo. Allora Adamo si inginocchiò e alzò le braccia al cielo lodando il suo Signore per tanta benevolenza. Poi si alzò sulle gambe rese tremule dall’emozione e urò: “Uh, polllllloooooo” si avventò su Eva e la mangiò ricordandosi di masticare ogni boccone almeno 32 volte. capitolo successivo
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