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la piazza | 27/02/2008 13.47
Il mio nome è Marco


 
Il mio nome è Marco, l'evangelista quello del leone
 
e anche io ruggisco sotto i portici di questa piazza
 
perché tutti voi sentiate la mia arringa
 
Non mangio cadaveri, per mantenermi puro
 
e perché i miei denti se li è presi il freddo
 
Non ho documenti perché la mia casa sono questi cartoni
 
e non c'è residenza in un cartone: c'è tutta la mia personalità
 
Quando mi hai regalato quel giaccone ho trovato un preservativo nella tasca
 
Mi vergogno a dirlo. Ho pensato che fosse un messaggio d'amore per me
 
Ma tu mi hai spiegato che prima era del tuo collega
 
Hai qualche spicciolo per me? 

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by: melina | lascia un commento | permalink

personali | 26/02/2008 19.16
colpita al cuore da Taranto


 
Dissesto, inquinamento, sfregio, degrado, speculazione, disoccupazione, fuga. Queste le parole che ho sempre associato a Taranto, senza esserci mai stata. Spinta dall'amore per un'amica, mi sono avventurata in quello che credevo un vicolo cieco lurido, un cul de sac italico. E questo è stato probabilmente il motivo per cui la bellezza che ho trovato mi ha colpito al cuore. Intendiamoci, una bellezza mischiata alla disperazione, "un po' come a Varanasi", suggerisce la mia amica Ada. Con la differenza che che in India scopri nuove dimensioni devozionali, a Taranto ti incazzi.
 
Mi hanno fulminato le bellezze esposte al museo archeologico. Avevo le lacrime agli occhi, mentre mi aggiravo nella penombra delle sale frequentate solo dai valletti, guardando le vetrine cariche di tesori. L'umanità ha toccato i vertici della raffinatezza sul golfo di Taranto, circa 2.500 anni fa.
 
Mi è caduta la mandibola quando Ada mi ha accompagnato, in una domenica di tramontana, nei vicoli deserti di Taranto vecchia. La stessa luce cristallina di Cadiz, a illuminare un fascinoso groviglio medievale di strade, come potrebbe apparire dopo un bombardamento. La vita di ogni giorno si affianca a palazzi sventrati, puntellati con sistemi anch'essi arcaici. Si fa meno di quel che si può per impedire che tutto cada.
 
Ma se su tante cose i Tarantini chiudono anche due occhi, c'è una cosa su cui non transigono e quella cosa si chiama CIBO. Il livello medio della freschezza e del gusto, nelle materie prime anche più semplici, è elevatissimo. Frutto evidente di una battaglia intransigente nella quale il palato e il portafoglio degli abitanti non sono disposti a scendere a patti. Nessun degrado è penetrato in questo settore. E non parlo di ricercatezze: ho avuto delle piccole estasi di degustazione al bar sotto casa, nella rosticceria all'angolo, al mercato rionale. Una qualità che a Bologna verrebbe pagata a peso d'oro e forse, non verrebbe nemmeno più apprezzata. Ieri, in un caffè di Milano fissavo sconsolata la vetrina delle brioches standard, rinvenute al microonde ancora surgelate. Ho sorriso fra me e me, visualizzando un tarantino che la usava come boomerang in direzione del barista.

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by: melina | lascia un commento | permalink

personali | 26/02/2008 16.25
Il tempo di una foto


 
Stigmatizzare il comportamento dei vigili urbani è un luogo comune consumato ed evitabile, ma questa è troppo bella.
 
Sentite: attraverso a piedi piazza Maggiore verso le 9,30. Un gruppo di giapponesi in gita attende che un compagno di viaggio scatti la sua foto-ricordo al palazzo comunale. Il turista sta utilizzando una grossa reflex, con tanto di trepiedi, e questo non è ammissibbole! Infatti interviene prontamente una coppia di vigili urbani che blocca l’incauto fotoamatore nipponico. A gesti gli spiegano: foto sì, ma solo se macchina tenuta con manine. Appoggiare cavalletto su piazza, no buono! Se vuoi tu sollevare cavalletto ma non toccare suolo.
 
I giapponesi seguono la scena e increduli guardano alternativamente il pavimento della piazza e il trepiedi. Nelle loro teste avranno codificato “pavimento antico = molto flagile”.
 
A me, bolognese, sono rimaste un paio di domande in testa. Per scattare una foto ci vorranno al massimo 3 minuti: l’occupazione di 30 cm2 del suolo pubblico non poteva essere tollerata? E poi, un’applicazione così pedante delle norme, non ci espone al ridicolo di fronte ai pochi stranieri che visitano la nostra città? Avranno fatto un’analogia con la Corea del Nord...

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by: melina | lascia un commento | permalink

personali | 16/01/2008 0.10
Cronache dalla milonga_1


 
E' solo un circolo ARCI e si trova pure in uno dei quartieri più marginali della città, ma non chiamarla balera: è una MILONGA! Richiama coppie di appassionati del tango da tutto il centro e nord Italia perché, inspiegabilmente, è considerato il punto della pianura padana che più si avvicina a Sant'Elmo, mitico quartiere di Buenos Aires. Nino ed io ci torniamo lo scorso venerdì, dopo anni di assenza (per me, ballerina discontinua: lui ci va ogni settimana).
 
Ecco, già dall'affollamento del parcheggio potremmo intuire che, dentro, un coacervo di coppie stanno pogando senza costrutto, con l'aggravante dei tacchi. In ogni caso la motivazione è alta e abbandoniamo l'auto nelle nebbie notturne del Pilastro. Entriamo. Primo problema: trovare un punto d'appoggio per cambiarmi le scarpe, togliermi i calzettoni di lana multipli e trasmormarmi in una variante credibile di milonghera. Nino mi cede cavallerescamente l'unica sedia libera del locale.
 
Incredibbole. Vengo subito invitata alle danze. La prima tanda è con Emilio (ti stai chiedendo cos'è la tanda? si tratta di una successione di 4 o 5 balli, intervallati da una pausa musicale eterogenea che consente alle coppie di sciogliersi e tornare al via con altri partner). Con Emilio ho un debito di riconoscenza: mi ha fatto ballare quando ero ancora un pezzo di legno, insomma è stato il mio Geppetto.
 
ULTIMO TANGO A ZAGAROLO.
Potrebbe essere il titolo di questa tanda. E' davvero incredibile la somiglianza fra Emilio e Franco Franchi. Stessa tipologia (umana), stesso accento (siciliano), stesso grado di romanticismo (0).
 
Ti do un esempio. Quando strofina la scarpa sul mio polpaccio, mi guarda con due occhioni che dicono 'Che ci vuoi fare, è la figura che lo prevede...'. Deve averla presa da un repertorio agli albori del XX secolo 'sta figura.
 
Nonostante Emilio sia un ballerino esperto, a più riprese finiamo per incastrarci in altre coppie che prillano e frullano, come noi, sulla pista. Risultato? Il ritmo della danza viene sbriciolato e non si riesce a ricavarne il benché minimo piacere. Questo è ciò che accade quando vai a ballare il venerdì sera! Devo ricordarmelo.
 
Ogni volta che un brano finisce, ci troviamo lambiti sui quattro lati dai corpi dei nostri vicini (e NON è una cosa piacevole, come potrebbe sembrare). Ad un certo punto sento sul mio braccio nudo come un pelo di martora, ma mi accorgo che, più prosaicamente, sto sfiorando il derma villoso di un ballerino. Però, grazie alla penombra della sala, i suoi peli appaiono come un'aura energetica che vira all'arancio. Mica male come effetto per incantare le pupe...
 
Emilio non può accorgersi di niente, impegnato com'è in due sforzi uguali e contrari: - evitare collisioni invalidanti - interpretare con nuovi, mirabolanti passi il pathos di un brano degli anni '40. Tenta a più riprese ganci doppi e tripli che io non riesco minimamente ad eseguire (cos'è un gancio? la prossima volta te lo faccio vedere).
 
Ma è una persona gentile e io torno ad appoggiare la fronte alla sua guancia, che ha il profumo rassicurante della magnesia bisurata aromatic.

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by: melina | mostra commenti (4) | permalink

fatti | 13/11/2006 9.26
Chi eri tu, partigiano?


 
Ti sei mai fermato davanti ad un monumento ai partigiani caduti? Tutte quelle facce di giovani donne e uomini: guardi le foto e ti domandi chi siano stati, che vite abbiano vissuto, quali ragioni li abbiano spinti a morire per un ideale.
 
Alla Certosa di Bologna esiste un monumento così: l’ossario di 500 partigiani e civili caduti negli anni ‘40. Nei giorni scorsi, al salone del Com.pa (Salone Europeo della comunicazione pubblica) è stata presentata una guida su computer palmare, realizzata da Multimedia Guide, che racconta le vite di quelle persone. Digitando il numero della lapide di ciascuno, si può vedere una foto e ascoltarne la storia. La guida contiene anche documentari su Bologna ai tempi della resistenza e una descrizione del monumento, che è bello e merita di essere visitato anche come pezzo di architettura.
 
Così il cimitero diventa un posto dove impari che Irma Bandiera era una bellissima donna uccisa perché noi avessimo la libertà di espressione.
 
La guida può essere prenotata gratuitamente scrivendo a nuovimusei@comune.bologna.it

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by: melina | lascia un commento | permalink

blogs | 07/11/2006 7.38
La poesia sta in come sistemiamo le cose


 
Ecco, sono a casa dei miei amici a Roma, Silvia mi dice “vai a vedere www.desordre.net” e mi trovo in un intrico di schizzi e appunti. Sono lincabili. Provo e mi viene fuori la pancia di una donna incinta; la finestra html è una lasagna infinita: il bimbo nasce, riceve visite, viene allattato. Penso subito che queste persone sono di famiglia, sto guardando la storia di una famiglia. Provo un altro link e trovo il gioco del memory in un tot di varianti (con Tintin, con le cromie, con le icone di Illustrator). E poi le foto di dischetti di archiviazione con mostre di amici artisti (cerca i libri impossibili di Isa Bordat!) e le vicende personali, i cd presi in prestito alla biblioteca del paese, i libri sullo scaffale da consultare (uno pure con foto da morgue abbastanza estreme). Tutto è un’immensa scrivania che si presenta alla visione, non necessariamente alla comprensione, anche per via della lingua francese. Si tratta soprattutto di ricordi e l’insieme sembra finalizzato a sottrarre la ricchezza immensa del vissuto alla dissipazione.
 
L’emozione è la stessa che provo quando arrivo in un mercato, con la merce per terra, appesa, ammucchiata, orizzontale, verticale. Non vorrei più uscirne se non dopo avere scandagliato tutto. Capisco un po’ alla volta che si tratta di un blog, ma un blog come forma d’arte, e che l’autore è Philippe De Jonckheere. Trovo anche la sua faccia, la documentazione di un’operazione subita alla colonna vertebrale oltre ai disegni di sua figlia e molte molte fotografie, belle (da non mancare quelle di Robert Heinecken). Non ci sono vere e proprie poesie, a parte certi haiku, ma la poesia sta dovunque, nella maniera in cui sono state raccolte tutte queste cose.
 
Nella pagina degli articoli c’è la traduzione in italiano del perché Philippe ha iniziato questo blog, si tratta di una piccola parte delle sue motivazioni, molto ben articolate nel sito:
 
"...Allora, come riempire i 100 megabyte concessi dal mio provider? ...Pensoso guardavo le scatole, e le scatole sovrapposte sugli scaffali, gli appunti sul tavolo, il computer la cui scrivania era anch’essa costellata di programmi, archivi, gadgets e invenzioni, il cestino (non alludo più a quello del computer) e il suo contenuto, disegni tracciati nel corso di telefonate distratte (telephone drawing), la mensola del camino ricolma degli autori necessari in quel momento, ecc. tutto considerato era la risposta al problema. Avevo in effetti già visto siti dove un’immagine o parte di essa vi prende per condurvi da qualche parte, e intendevo fare la stessa cosa, sarebbe stato sufficiente cliccare su un elemento, un cassetto, una scatola, un posacenere, e avrei fatto vedere quello che celava. Con l’entusiasmo del neofita, mi lanciai in questo inventario senza ordine e senza cronologia, e, naturalmente un’idea rinviava a un’altra, presto mi ubriacai di ipertesto...”
 
Chi fosse interessato può partecipare alla giornata di studi che l'Istituto Francois Mitterand dedica, il 30/11/06, a "Editare l'intimo" su blog e autobiografia, informazioni qui.

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teatro | 06/11/2006 11.16
goycoolea - goycoolea - goycoolea


 
Se la scorsa notte ho sognato Alec Guinnes che si tuffava nudo nell’asfalto, è stato sicuramente per via delle sollecitazioni visive a cui mi hanno sottoposto Felipe e Silvia prima di andare a dormire.
 
E’ così ogni volta che li vado a trovare.
 
Felipe Goycoolea è un regista documentarista e Silvia Dori una grafica talmente curiosa del mondo da avere lavorato in Svizzera, Australia, Francia mentre le loro due bimbe tengono 2 blog non 1, suonano la chitarra elettrica e si dilettano con le animazioni in Flash, tipo che alla loro età io mi sentivo artista perché avevo gli acquerelli, mi sono spiegata? Almeno una volta all’anno, quando vado a trovarli, dopo cena Felipe accende il portatile e mi fa vedere qualcosa.
 
Ieri sera abbiamo iniziato con ‘giggi06’, una piece di Petrolini recitata da un giovanotto coi capelli accordellati, perfetto bbullo romanesco de oggi. Mentre recita per strada a San Lorenzo, la gente passa, una tipa si ferma e si inserisce perché crede che parli di suo figlio, un barbone che si prepara il letto lo guarda come si guarda una fetecchia. Felipe dice che si tratta ancora di una versione beta (?), incompleta insomma, ma a me è sembrato bellissimo anche così.
 
Poi ho voluto rivedere la storia dell’oca che vive in un villaggio di indigeni matacos dell’Argentina e che convince un puma, venuto per mangiarlo, di essere anche lui un puma. Ma solo per 10 secondi.

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by: melina | mostra commenti (1) | permalink

arte | 25/01/2006 10.17
Ragazzi, caricate il cellulare per venerdì!

CIM > installazione interattiva di Maurizio Bolognini dove: piazza Re Enzo, Bologna opening: venerdì 27 gennaio ore 19.30 27_28_29_30 gennaio 2006 > 19.30_1.30 from bar la linea piazza re enzo > to fabrica features via rizzoli 8 Maurizio Bolognini è stato tra i primi a occuparsi di tecnologie digitali, dividendosi tra il suo lavoro di artista e l'impegno sul versante della democrazia elettronica e delle tecniche di comunicazione di rete. L'installazione interattiva CIM (Collective Intelligence Machine), costituita da computer programmati per produrre immagini casuali, telefoni cellulari, videoproiettori, viene oggi presentata nello spazio urbano, nel centro di Bologna. Grazie alla rete telefonica l'installazione consente di interferire con il funzionamento altrimenti imprevedibile delle macchine, facendo evolvere le immagini a seconda degli input ricevuti dal sistema al quale il pubblico può inviare SMS secondo un modello di comunicazione asincrona simile a quelli usati in applicazioni di democrazia elettronica. La collaborazione di Maurizio Bolognini con neon risale al 1997, quando furono presentati i suoi Computer sigillati, proseguendo con la mostra Raptus, nel 2000 e con CIM 3 del 2004. Da allora queste macchine programmate sono state esposte in numerose gallerie, private e pubbliche: tra le installazioni realizzate negli ultimi mesi ricordiamo quelle al Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova (a cura di Sandra Solimano), al Museo del Sannio, Benevento (a cura di Mario Costa), alla Fondazione Ragghianti, Lucca (a cura di Vittorio Fagone), al Williamsburg Art & Historical Center, New York (a cura di Enrico Pedrini), alla Liste di Basilea e al Centro d'Arte Contemporanea del Canton Ticino, Bellinzona (a cura di Mario Casanova), al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma (a cura di Simonetta Lux e Domenico Scudero), al PAN di Napoli (a cura di Gino Gianuizzi). >per modificare il disegno tracciato dalla macchina inviare un SMS al numero 340 9299425 contenente nuovi parametri (4 numeri compresi fra 1 e 99) info@neoncampobase.com / www.neoncampobase.com / www.bolognini.org neon>campobase via zanardi 2/5 40131 bologna tel+fax 0039 051 5877068

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by: melina | lascia un commento | permalink

fatti | 17/11/2005 15.47
Uomo fiorito sempre piaciuto


 
Ecco, delle volte venire al lavoro di domenica pomeriggio può risultare blandamente urando. Ma poi in piazza trovi il mercato delle pulci, magari incroci anche un soggettino pittoresco e l'umore cambia.

by: melina | mostra commenti (2) | permalink

libri | 13/07/2005 20.03
Esperimento vacanze


 
Quando il fritto misto ottunde la mia verve creativa e ristagno nell'inanità, quello è il momento di fare un po' di snorkelling in libreria. Mi aggiro fra le barriere coralline degli scaffali, osservando le copertine variopinte, meglio se esotiche (inglesi e americane), a caccia di stimoli. Pesco sempre qualcosa. L'ultima volta mi trovavo fra gli scogli delle guide turistiche (si può evitare un giro da quelle parti?) ed è saltata fuori questa copertina anomala di un libro che in effetti si è rivelato anomalo anche nel contenuto: "The Lonely Planet Guide to experimental travel", edito ovviamente da Lonely Planet e non ancora tradotto in italiano. Bellissimo! Ottima grafica pop a soli due colori ma con tutto un gioco di fotografie, immagini al tratto, effetti grafici surreali. 'Surreale' è l'aggettivo giusto anche per la parte scritta, ma questo l'ho scoperto solo dopo essere tornata al lavoro. Curiosando nel testo ho scoperto che si trattava di un libro di ricette per viaggi sperimentali, appunto, nei i quali non è importante dove si va ma come. Anzi, la meta di solito è sconosciuta al momento della partenza, quello che si sceglie è il metodo col quale viaggiare. Così può succederti di avventurarti, nella tua città, su un autobus che non hai mai preso, fino al capolinea, per esplorare un'insospettata periferia. Oppure puoi scegliere il viaggio canino, facendoti prestare il cane di un amico, perché ti porti nella sua abituale passeggiata o dove lo conducono i segnali lasciati dai colleghi. Per ogni tipo di viaggio sono indicati il metodo, gli ingredienti, lo scopo; mai il luogo. I signori Rachael Antony e Joel Henry, autori di questo libro, sono una coppia bizzarra che si giustifica in questo modo: quando erano giovani tutti gli amici andavano in vacanza a Katmandu, ma loro avevano già due bambini e hanno dovuto inventarsi una valida alternativa.

by: melina | mostra commenti (5) | permalink

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